Lettera da Cisternino

ultima parte

Io ho scelto  la campagna. Mi sono ritirata in un trullo dopo una vita trascorsa al nord, dalla Liguria alla Lombardia, una vita di ritmi cadenzati che solo l’arte ha potuto mitigare, ma che ad un certo punto ha desiderato solo di essere riportata ad una dimensione più semplice. Più pura. La scoperta di Cisternino è stata casuale, ma come sempre il caso è un intreccio di circostanze ben studiate dalla mente astrale che ci sovrasta. Un richiamo sottile mi ha fatto uscire dalla superstrada che mi stava conducendo all’aeroporto di Bari per riprendere l’aereo per Bergamo dopo una vacanza assolata in Salento. Qualcosa mi diceva che avrei dovuto vedere Cisternino prima di ripartire e così feci e ne rimasi incantata. Sono stati i dolci movimenti dei campi, i coni dei trulli che spuntavano tra gli alberi, le case bianche spruzzate  nella valle e infine il paese con il suo piccolo, ma sicuramente magico  centro storico.

Se vuoi sapere che cosa ha segnato una svolta e mi ha fatto decidere di cercare un buen retiro  qui è stato  un segno particolare:  una sedia. Si, proprio una sedia di legno impagliata posta al di fuori di una casa, sul marciapiedi,  a significare la vecchia abitudine a star fuori, sulla strada, a guardare e chiacchierare se possibile con altre persone. Una cosa che nella mia vita era ormai scomparsa e che mi ricordava le abitudini di cortile dell’infanzia che la vita di città ha definitivamente cancellato. Improvvisamente la ruota del tempo è tornata indietro grazie a quella sedia e a quel significato: stare fuori con gli altri e non chiusi dentro, da soli. Quella sedia ha messo in moto i pensieri e pochi anni dopo ha fatto scaturire la decisione di lasciare Bergamo e di trasferirmi in campagna, tra ulivi, antiche pietre e gatti.

È stata una scelta radicale per molti aspetti, ha significato lasciare familiari, lavoro, amicizie di lunga data, diverse certezze quindi, ma si è rivelata vincente sotto altri punti di vista, primo fra tutti quello di riconsiderare le priorità esistenziali riconoscendone i valori essenziali e non quelli superflui. Vivere in campagna mi ha messo quotidianamente a contatto con la natura, con i suoi ritmi, con le sue bellezze primordiali e ha allentato gradualmente il peso dei condizionamenti esterni. Il tempo, grande termometro della gioia quotidiana, è tornato ad essere un’entità elastica e spaziante. Non è più un ingranaggio stridente a cui sacrificare aspirazioni, ma è diventato il crogiolo sconfinato da cui tirare fuori idee e progetti, proprio perché ha assunto una dimensione profondamente vicina alla mia mente. Posso dire che è tempo finalmente liberato.

Ogni giorno è un giorno per fare esperienza. Non ci sono cose fondamentali nella mia vita di campagna, ma ci sono i segnali quotidiani della terra e del cielo che mi mostrano come sarà la nuova giornata, come sarà il quadro che dipingerò o le pagine che scriverò senza fermarmi battendo velocemente sulla tastiera. Oppure che cosa scoprirò camminando tra gli uliveti che circondano la casa, quale forma o quale colore attirerà il mio sguardo e il senso di appartenenza che ogni mio passo avrà il potere di suscitarmi attraversando campo dopo campo, spiga dopo spiga, pietra dopo pietra.

Non è stato però solo il luogo che qui mi ha accolta, ma anche la gente. Ho conosciuto persone semplici e piene di risorse nello stesso tempo che hanno contribuito a tessere una tela di affetti condivisi e di rispetto facendo si che le mie radici provenienti da altri luoghi ed da altri pensieri  si insediassero a poco a poco anche qui, in questa terra rossa e accogliente. Le persone di Cisternino hanno una predisposizione alla disponibilità e attitudini molto generose ed io credo questo risalga alle loro antiche origini umili che hanno impresso nella popolazione un imprinting unico, quello di non lasciare indietro nessuno. E’ come una sorta di “cura” collettiva che si esprime in un grande senso di accoglienza ritrovabile in ogni settore ricettivo. Quando mangi, quando soggiorni, quando cammini, quando chiedi puoi sempre trovare qualcuno disposto a dirti e a darti qualcosa in più. Questa è la differenza.

È inevitabile , amico mio, che ora vorrai venire a Cisternino, vorrai scoprire che cosa racchiude questo piccolo borgo bianco, vorrai capire se veramente come si crede il suo nome derivi da “Cis- Sturnium” ovvero al di qua di Sturni, l’attuale Ostuni fondata dall’eroe Sturnoi scampato alla guerra di Troia.. Vorrai cercare e trovare testimonianze omeriche, romane, barbare, precristiane e cristiane, medioevali, romaniche, normanne. Troverai corrispondenze tra i nomi e tra i cibi, sentirai le influenze che sono passate attraverso le parole di chi si fermerà a raccontare volentieri mentre sei seduto su una panca di pietra con le spalle appoggiate al muro, esausto dopo una giornata di sole e fichi d’india e il bianco della calce ti ha quasi accecato, ma ti ha messo addosso quel senso di silenzio e quiete di cui avevi bisogno.

La magia di Cisternino, del suo borgo, delle sue contrade, delle sue strade tra i muretti a secco è qualcosa che non posso farti capire solo con le mie parole. Devi farlo attraverso i tuoi occhi. Devi lasciare che ti entri dentro camminando lentamente e guardandoti in giro, lasciandoti catturare dalle sue bellezze discrete. Perché Cisternino non ti conquista con l’immediatezza, ma con la profonda e progressiva bellezza arcaica che si insinua in te facendoti sentire nuovamente e finalmente, l’afflato antico delle cose essenziali.

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