Lettera da Cisternino

Caro amico,

Non posso dirti quale sia il momento migliore per scoprire Cisternino, per me lo è ogni volta che entro da Porta Piccola nel centro storico e comincio a girare tra i vicoli e le case bianche che si attorcigliano su di esso. E’ una sorta di magia voluttuosa quella che si respira nel silenzio candido delle pietre, degli innumerevoli gradini che salgono e scendono da altrettanti affacci,  da cui le persone guardano con riservatezza mentre sistemare i fiori pare più un dovere verso chi passa che non verso se stessi.

Il cammino è attirato verso la piazza dell’Orologio dove convergono stradine e sentimenti, la bellezza della luce sulle pareti è la cornice di un palcoscenico fremente: persone in cerca di quiete e di caffè, negozianti attenti  alla produttività della bottega, baristi dediti a raccontare una storia, forse quella che ti sto raccontando io,  che l’ho già ascoltata in un altro giorno lontano. I turisti vengono assorbiti da questo meccanismo impalpabile che le pietre bianche hanno imparato da tempo: l’affabulazione magica del luogo. Devi sederti assolutamente ad un tavolino e fermarti a guardare la piazza. È li che passano le storie, che il tuo sguardo incrocia quello del  poeta che sorseggia un calice di vino e osserva. Lì passano donne incorniciate di vestiti a fiori, uomini con l’accento sconosciuto che si innamorano perché l’amore, qui, cresce con la potenza  del luogo e la sua bellezza ruba la scena, è tanto forte da farti sentire il dolore di non poterla rivivere se non hai la fortuna di poterci tornare.

(continua)

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