Una donna camminava…

15 Marzo 2019

Una  donna camminava come se avesse avuto delle cose da fare.

Era entrata in un grande magazzino e si era bloccata con un maglioncino tra le mani.  Era rimasta ferma, con gli occhi fissi, finché una commessa non le aveva chiesto se avesse intenzione di comperarlo. Lo aveva lasciato andare.

Non le interessava niente. Non aveva voglia di prendere niente. Era uscita dal negozio e si era messa a camminare senza una meta. Le strade erano illuminate. Le pozzanghere riflettevano le luci . C’era un certo traffico.. Ad una fermata del 15b era salita sull’autobus e si era lasciata portare via.

Era la linea più lunga. Dopo due soste l’autobus si era riempito. Le voci ronzavano intorno a lei, senza arrivarle veramente dentro. Il suo sguardo era vago. Appannato come il finestrino. Arrivati al capolinea era diventato buio.

La donna camminò verso la sagoma scura di un condominio popolare.L’autista le diede un’occhiata prima di ripartire.  Il portone dell’edificio era aperto .Un uomo  sulla sessantina stava guardando nella casella postale. La donna fissava  senza espressione i nomi sui campanelli.

“Cerca qualcuno?”

“No..si. Non so bene..”sembrava non parlare molto bene, forse era straniera.

“E’ forse venuta per la casa del quarto piano, l’ha mandata l’agenzia? perché se è così, se vuole vederla ho io le chiavi.”

Lo aveva seguito fino all’ascensore. Sulle porte nomi e frasi graffiate. .L’uomo aveva premuto il pulsante. La donna era entrata con lui ed erano saliti al quarto piano.

“Veramente  è un po’ tardi per vederlo. Con la luce del giorno sarebbe stato meglio. Ma se lei può solo a quest’ora… signora..?

L’ascensore era arrivato al quarto piano. La porta si era  aperta ed era uscita una ragazza nera con un bambino in braccio. Parlava al cellulare con voce alta.

L’uomo si fermò davanti ad una porta. Sulla targa di ottone c’era scritto un nome qualsiasi, anonimo proprio come lui

. “Mi aspetti qui che prendo le chiavi”

L’illuminazione nel corridoio era fioca. L’uomo era entrato ed aveva acceso una  luce nell’ anticamera e aveva lasciato la porta socchiusa. La donna era rimasta fuori come se stesse aspettando veramente di vedere l’appartamento. Dovevano essere le sette  e trenta passate. Da qualche parte c’era un televisore acceso. Trasmetteva una delle tante trasmissioni serali a quiz. L’uomo era uscito  nuovamente,  con una torcia in mano. Si era tolto il giubbotto.

Dopo tre mandate  l’altra porta si aprì. C’era odore di chiuso e  molto buio. La luce della torcia non era sufficiente. L’uomo sollevò le tapparelle e aprì una finestra per far entrare aria e la luce  dei lampioni esterni. Era un appartamento ammobiliato. Piccolo e squallido. Con mobili dozzinali.

La donna si era fermata. Aveva avuto un flash di un’altra casa. Lussuosa ed elegante. Con tante piante, un giardino forse. E grandi tende di tessuto pesante. Verdi.

 “E’ un po’ buio, ma comunque si riesce a vedere…cosa ne dice le interessa? Magari se le interessa può tornare a vederlo domani, con il chiaro. Se mi dice a che ora vedo di tenermi a disposizione. Signor..ina …?”

“…”

“L’affitto non è alto. Trecentocinquanta euro al mese più le spese. Sa,  è ammobiliato..e poi c’è la fermata del 15b proprio a due passi..” La fermata dell’autobus sembrava essere per lui un supplemento di qualifica.

La donna non rispondeva.

L’uomo l’aveva fatta accomodare in casa sua. Nel salotto c’era un vecchio divano ricoperto di stoffa scozzese piuttosto logoro. E ancora  un  tavolo e un buffet. Lui aveva aperto un cassetto e stava rovistando tra le carte. Si sentiva odore di carne lessa.. Un odore pesante. C’era una pendola che scandiva il passare di quei momenti assurdi, la donna non sembrava rendersene  conto.

 L’uomo le aveva offerto un aperitivo. Sembrava contento di quella parentesi . In casa non c’era nessun altro. Si capiva che viveva da solo. 

L’uomo aveva portato  sul tavolo i bicchieri ed era tornato in cucina  a prendere uno strofinaccio per pulirli.

“Sa,  la polvere…non li uso mai. Si figuri che sono  regali del mio matrimonio. Lei è sposata, Sembra così giovane. A proposito non mi ha detto ancora come si chiama. .Signorina! Signora? ..Ma dov’è andata?”

Il colpo secco della porta dell’ascensore. Il portone era aperto. La donna affrettò il passo verso la fermata dell’autobus. Appena vi salì l’autista mise in moto per l’ultima corsa della sera. La sagoma scura dell’edificio popolare si stemperò alle loro spalle. Aveva ricominciato a piovere, ma in modo più sottile.

Mentre tornava in centro la donna pensava che sarebbe stato bello poter cambiare la propria vita semplicemente prendendo un autobus.

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