Egotismo e abnegazione: la frontiera di una nuova consapevolezza

19 Marzo 2020

il significato delle parole “stare a casa” che in questi giorni difficili tanto scuotono l’ordine delle nostre quotidiane abitudini non è che una metafora della nostra condizione esistenziale contemporanea.

siamo infatti talmente soliti a far prevalere le scelte individuali piuttosto che ottemperare ad altre maggiormente altruiste che lo “stare a casa” comporta un sacrificio oltremodo insopportabile tanto che ancora oggi molte persone preferiscono agevolare la passeggiata, la corsa, l’uscita anche se fatta in luoghi poco frequentati invece di rimanere nelle proprie abitazioni e seguire le regole generali che lo prevedono.

è troppo difficile pensare ed agire in funzione di un bisogno collettivo, ma è molto più comodo favorire la soddisfazione dei propri considerandoli più importanti e meritevoli di priorità. il pensiero egotico ha raggiunto livelli notevoli nella nostra società grazie anche all’aumento delle “solitudini da tastiera” quelle forme di isolamento intellettivo e morale dai veri ambiti evoluti dell’esistenza: confronto, condivisione, umanità, solidarietà, conoscenza.

tutti sanno tutto dal web, ma non hanno “praticato” nulla nella realtà. la notizia di un dolore, di una sofferenza, di un disagio viene “rimbalzata” come una palla, ma non fa spessore emotivo. lascia indifferenti. piatti. un pò di pigiate di tasti e poi tutti a rincorrere qualcos’altro di più interessante.

per questo ora “stare a casa” a molti da fastidio. perché è una notizia vecchia. l’hanno ripetuta troppe volte e soprattutto secondo il pensiero dell’egotista “non mi tocca”, “io sono libero di fare ciò che voglio”. ma non è così. quando si deve produrre un beneficio collettivo al fine di assicurare conseguentemente quello individuale bisogna agire tutti in maniera univoca. non esistono deroghe e privilegi. esistono doveri collettivi che vanno rispettati con un forte senso di appartenenza e abnegazione. questa è la strada per una rinnovata consapevolezza. gli altri siamo noi visti allo specchio.

lo sprofondo che il coronavirus ha creato nei nostri cuori e nelle nostre case deve assolutamente essere colmato da un nuovo ordine di pensieri che attribuiscono il giusto valore agli ambiti emotivi e relazionali, alle priorità ambientali e lavorative, ai livelli di crescita economica e di salvaguardia della felicità e sopravvivenza delle genti.

“stare a casa” può significare “stare in uno spaziotempo” in cui riflettere su ciò che è stato finora e ciò che potrebbe essere a breve, quando l’emergenza finirà e saremo chiamati a ricominciare.

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